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Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026
Jacqueline Nieder
4 min

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutarti a comprendere cosa sono le minusvalenze e come usarle per la compensazione delle imposte.
Se vuoi evitare di perdere ore a inserire dati e numeri nelle caselle giuste, esiste una via più breve: i servizi di reportistica fiscale per le criptovalute offerti direttamente da Young Platform.
Con i nostri sistemi, ogni transazione viene tracciata automaticamente; le minusvalenze e le plusvalenze vengono calcolate correttamente e inserite nelle caselle appropriate dei quadri della dichiarazione (come il Quadro RT o il Quadro T).
Il risultato è un report fiscale precompilato che puoi usare come guida chiara e sicura per la compilazione della dichiarazione dei redditi.
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Minusvalenze: cosa sono? Definizione e utilizzo per la compensazione fiscale
Una minusvalenza si verifica quando si vende una criptovaluta a un prezzo inferiore rispetto al suo costo di acquisto, generando una perdita finanziaria. Dal punto di vista fiscale, in Italia, queste minusvalenze possono essere utilizzate per compensare le plusvalenze (guadagni) ottenute dalla vendita di altre criptovalute, riducendo così l’imposta dovuta.
Minusvalenze: periodo di compensazione
A partire dal 2023, la normativa italiana stabilisce che tali minusvalenze possono essere portate in deduzione nell’anno in cui vengono realizzate e nei quattro anni successivi. Spesso si parla di cinque anni includendo l’anno di realizzo, ma per non sbagliare i calcoli, la formula fiscale esatta è: anno della perdita + 4 anni successivi..
Ad esempio, una perdita registrata nel 2024 può essere compensata fino alla dichiarazione dei redditi del 2028.
È importante notare che le minusvalenze realizzate prima del 2023 non possono essere usate per compensare le plusvalenze.
Perché? Prima del 2023 le criptovalute erano considerate “valute estere” e non esisteva una normativa chiara che consentisse la compensazione delle perdite.
Come compensare le minusvalenze
Esempio pratico di compensazione minusvalenze
Capire come compensare minusvalenze permette di ridurre l’imponibile derivante dalle plusvalenze. Nel 2026, dal momento che si dichiarano le operazioni del 2025, l’aliquota sulle crypto resta al 26%. Questo meccanismo può comunque farti risparmiare un bel po’ di soldi.
Immaginiamo un investitore che compra Bitcoin in questa situazione:
- 2025: realizza una minusvalenza – perdita complessiva – di 10.000 euro.
- Sempre nel 2025: ottiene una plusvalenza – guadagno – di 5.000 euro.
Cosa succede? Grazie alla compensazione delle minusvalenze, l’investitore può sottrarre la vecchia perdita, quindi la minusvalenza, al nuovo guadagno, cioè alla plusvalenza, riducendo l’importo su cui pagare le imposte:
- Base imponibile: 5.000 € – 10.000 € = -5.000 €.
- Imposta maturata nel 2025 (da versare nel 2026): 0€
Perchè? Perché, come abbiamo detto, il risultato dell’anno è una minusvalenza. Senza la compensazione, l’imposta sarebbe stata di 1.300 euro (5.000 × 26%), pari al totale risparmiato con questo meccanismo.
Non solo non paghi imposte per il 2025, ma puoi “conservare” questa perdita per compensare le plusvalenze dei prossimi anni – fino al quarto anno successivo. Vediamo un altro esempio, con lo stesso investitore di prima:
- 2026: realizza una plusvalenza di 6.000€
- Ha ancora un “credito” di 5.000€ – ciò che resta dalla compensazione della dichiarazione del 2026 che abbiamo visto poco fa.
Cosa succede ora? Togliendo alla plusvalenza realizzata la minusvalenza “residua”, si riduce la base imponibile e quindi le imposte da pagare:
- Base imponibile: 6.000 € – 5.000 € = 1.000€
- Imposta maturata nel 2026 (da versare nel 2027): 260€
Senza la compensazione, il nostro investitore avrebbe dovuto pagare sempre 1.300€ (5.000 × 26%) di imposte.
Minusvalenze: quali si possono compensare?
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
- Si possono riportare negli esercizi successivi solo minusvalenze nette, ovvero dopo aver compensato eventuali plusvalenze dello stesso anno.
- Sono valide solo le perdite derivanti da “cash-out”, ovvero dalla vendita di criptovalute rispetto al loro prezzo di acquisto (o dall’acquisto di beni/servizi reali usando crypto).
- Non si generano (e non si compensano) perdite derivanti da puri scambi tra crypto che rientrano nella categoria “altri crypto-asset”. Per esempio: vendere Bitcoin per comprare Ethereum a un valore inferiore non genera una minusvalenza fiscale.
- L’eccezione delle stablecoin: lo scambio genera minusvalenza (o plusvalenza) solo se si converte la crypto in un Electronic Money Token (EMT), cioè in una stablecoin ancorata a valute legali come USDT, USDC o EURC. Questo passaggio è considerato, a tutti gli effetti, una conversione in valuta fiat.
Procedura per la compensazione
Per utilizzare le minusvalenze nella compensazione fiscale:
- Dichiarazione: indicare le minusvalenze nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del Modello 730, a seconda del regime dichiarativo adottato nell’anno in cui si verificano.
- Documentazione: conservare tutta la documentazione relativa alle operazioni che hanno generato le minusvalenze, inclusi i dettagli delle transazioni e le evidenze dei prezzi di acquisto e vendita.
- Monitoraggio delle scadenze: tenere traccia del periodo di 5 anni per assicurarsi che le minusvalenze siano compensate entro i termini previsti.
Strategie per l’ottimizzazione fiscale
Una gestione attenta delle minusvalenze consente di ottimizzare l’imposizione fiscale sulle criptovalute. Ad esempio, se si prevede di realizzare plusvalenze significative in futuro, potrebbe essere vantaggioso conservare le minusvalenze per compensarle con quei guadagni, riducendo così l’imposta complessiva dovuta.
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