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Bitcoin scivola a 66.000$: cosa è successo?

GA
Giuseppe Avolio

5 min

Bitcoin e interesse istituzionale

Bitcoin ha regalato una festa della Repubblica dal sapore amaro: giù fino a 66.000$. Il mercato crypto ha seguito. Quali sono le motivazioni?

Martedì sera, il mercato crypto ha deciso di turbare un tranquillo giorno di festa: in poche ore, Bitcoin è sceso sotto i 66.000 dollari, spingendosi fino ai 65.700 dollari, per poi recuperare leggermente rimbalzo in zona 66.460 dollari. Il resto del mercato ha seguito: Ethereum ha incassato il colpo perdendo il 7,7% e scivolando a 1.849 dollari. Vediamo insieme cosa ci dicono i dati.

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ETF e liquidazioni hanno grosse responsabilità 

Per capire la dinamica bisogna osservare dove si muovono i grandi flussi di denaro, in particolare quelli gestiti dagli investitori istituzionali: nella sola giornata di martedì, gli ETF spot su Bitcoin, che permettono ai grandi fondi di esporsi su BTC senza doverlo detenere direttamente, hanno segnato deflussi netti per ben 519,2 milioni di dollari, costringendo i gestori dei fondi a vendere BTC sul mercato per liquidare le quote. Una dinamica simile ha colpito anche gli ETF spot su Ethereum, che hanno visto uscire 90,2 milioni di dollari.

Il calo di prezzo che, come abbiamo visto, è anche una conseguenza dei deflussi istituzionali, ha poi innescato una forte ondata di liquidazioni delle posizioni long, quelle operazioni finanziarie in cui l’investitore compra un asset sperando che il suo valore cresca nel tempo. Molti trader, tuttavia, fanno questa scommessa utilizzando la leva finanziaria, ovvero prendendo in prestito denaro dalla piattaforma per amplificare i propri potenziali guadagni.

È chiaramente un gioco fantastico quando il mercato sale, ma diventa un incubo quando il prezzo scende anche solo dell’1-2%: se il valore dell’asset rompe al ribasso una certa soglia critica, la piattaforma fa scattare una “liquidazione forzata”, vendendo automaticamente la posizione del trader per recuperare il denaro prestato. 

Questo meccanismo crea un effetto domino di un certo rilievo: i prezzi scendono, scattano le liquidazioni dei trader a leva che buttano giù ulteriormente il prezzo e fanno scattare le liquidazioni del livello successivo e cosi via. 

In cifre: per Coinglass, tra martedì 2 giugno e mercoledì 3 giugno, sono stati liquidati quasi 270.000 trader con posizioni long per circa 1,8 miliardi di dollari.

Perché Strategy ha venduto Bitcoin dopo quattro anni?

In questo contesto, una notizia specifica ha catalizzato l’attenzione della comunità crypto mondiale: Strategy, la più grande Bitcoin Treasury Company al mondo, ha venduto Bitcoin. L’azienda guidata da Michael Saylor, considerata da tutti il faro dell’accumulo istituzionale, ha rotto il mantra del never sell liquidando 32 BTC per un valore di circa 2,5 milioni di dollari in un arco di tempo compreso tra il 26 e il 31 maggio. 

A prima vista, per chi segue le dinamiche di mercato con un occhio superficiale, potrebbe sembrare un segnale di resa: “se anche Saylor vende, è finita”. Ma, come sempre, occorre indagare più a fondo e analizzare i dettagli con razionalità, senza farsi prendere dal panico.

In primo luogo, è necessario ricordarsi che 32 BTC rappresentano letteralmente lo 0,0004% del totale detenuto, che ora ammonta a 843.706 BTC. In secondo luogo, la società ha immediatamente comunicato che questi fondi non rappresentano un cambio di rotta strategico, ma una pura necessità tecnica di gestione aziendale: servono a finanziare i dividendi sulle sue azioni privilegiate Stretch (STRC)

Nel caso in cui non lo sapessi, le azioni privilegiate sono strumenti finanziari particolari che garantiscono ai loro possessori un diritto di priorità nella distribuzione dei guadagni – i dividendi, appunto – rispetto agli azionisti ordinari, in cambio di solito della rinuncia al diritto di voto nelle assemblee.

Michael Saylor ha definito questa micro-vendita come una sorta di “inoculazione” per l’azienda: un piccolo vaccino finanziario controllato per mantenere sani e bilanciati i conti societari senza intaccare la strategia di accumulo di lungo termine. 

Ma i mercati finanziari stanno ancora cercando di assimilare e contestualizzare questa mossa: vedere Strategy, dopo quattro anni, dal lato dei venditori ha un impatto psicologico non trascurabile sul sentiment.

Strive in controtendenza: compra BTC e supera Coinbase

Mentre il grande pubblico si concentrava sui 32 BTC venduti da Saylor, c’è chi ha deciso di muoversi nella direzione opposta: Strive, un altro peso massimo della finanza, ha aspirato ben 2.500 BTC nella settimana tra il 23 maggio e il 1 giugno. 

Parliamo di un investimento massiccio da circa 185,2 milioni di dollari che ha portato le riserve totali di Strive alla cifra tonda di 19.000 BTC. Una mossa strategica che ha permesso all’azienda di diventare ufficialmente il settimo più grande detentore aziendale pubblico di Bitcoin al mondo, superando Coinbase.

Per evitare di cadere nella stessa necessità tecnica di Strategy ed essere costretta a vendere frazioni della propria riserva crypto per pagare gli investitori, Strive ha parallelamente blindato il proprio bilancio aumentando le riserve di contanti a 137,3 milioni di dollari. Questo tesoretto in valuta fiat ha l’obiettivo specifico e dichiarato di garantire una copertura sicura dei dividendi aziendali per i prossimi 18 mesi

È già qualche mese che il mercato sta cambiando natura sotto i nostri occhi: mentre i piccoli risparmiatori si lasciano spaventare dal rosso dei grafici giornalieri, i grandi capitali aziendali continuano a ridisegnare le proprie tesorerie per i prossimi anni

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