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Clarity Act: se ne riparla a settembre? Update al 07/08

GA
Giuseppe Avolio

7 min

Clarity Act

Il voto per il Clarity Act, la legge per regolamentare le crypto, va verso il rinvio a settembre. Ecco le ultime novità.

Il Clarity Act, la più importante proposta di legge sulla regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti, sembrerebbe essere entrato nel vivo, ma non senza problemi: la bozza di 616 pagine non piace alla componente democratica del Senato: il voto slitta a settembre? 

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Cos’è il Clarity Act?

Prima di entrare nel dettaglio, diamo rapidamente un po’ di contesto: cos’è il Clarity Act? E perché è così decisivo?

Il Clarity Act, in breve, è una proposta di legge sulla struttura del mercato degli asset digitali che mira a regolamentare in modo completo l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti per la primissima volta. 

Il disegno di legge, infatti, ha l’obiettivo di definire regole chiare per il settore, soprattutto attraverso una distinzione netta dei ruoli delle autorità di vigilanza più importanti, cioè la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e la Securities and Exchange Commission (SEC)

A cosa serve il Clarity Act? 

Il Clarity Act ha lo scopo di stabilire se un asset digitale sia da considerarsi una “commodity“, cioè un bene di scambio o materia prima, o una “security“, ovvero un titolo finanziario o contratto di investimento. Nel primo caso, l’asset in questione rientrerebbe nel perimetro di competenza della CFTC mentre, nel secondo, sarebbe sottoposto alla giurisdizione della SEC. 

Oltre a ciò, il Clarity Act si pone anche l’obiettivo di migliorare e rendere effettive le norme legate alla trasparenza, all’antiriciclaggio e alle eventuali sanzioni.

Gli effetti della sua approvazione sarebbero enormi. Un mercato regolamentato da un quadro normativo chiaro come quello garantito dal Clarity Act potrebbe favorire una nuova e forte ondata di investimenti e innovazione nel settore crypto degli Stati Uniti. 

Il motivo è semplice: i grandi capitali fuggono dal rischio e hanno bisogno di certezze. Pensaci: finanzieresti mai la costruzione di un condominio su un terreno dove i permessi per costruire devono ancora essere concessi?  

Il leader dei repubblicani al senato John Thune smorza gli entusiasmi

Come riportato il 6 agosto dalla testata Politico, il leader dei repubblicani al Senato John Thune ha confermato che Il voto sul Clarity Act dovrebbe slittare a settembre: “I Dem hanno insistito per non votare sul Clarity. Lo calendarizzeremo come primissima cosa quando rientreremo a settembre“.

Il rinvio non è un evento da sottovalutare. Questo perché ci avviciniamo sempre di più alle elezioni di metà mandato, un appuntamento elettorale che negli Stati Uniti ha un’importanza fondamentale: le Midterm, infatti, potrebbero ridefinire l’equilibrio politico e ridurre il potere dei repubblicani in favore della componente democratica, non proprio favorevole all’approvazione di questo disegno di legge. 

Il riassunto delle puntate precedenti

Come siamo arrivati fin qui? Perché ai democratici questa bozza, così com’è stata concepita, non piace? E perchè deve fare i conti anche col settore bancario tradizionale? 

Clarity Act e Trump: la questione etica

Il più grande ostacolo che ha bloccato l’avanzamento del disegno di legge per oltre un anno è stata la cosiddetta “disposizione etica“, in inglese “ethics provision”. Si tratta di una norma progettata per vietare ai funzionari federali, inclusi il Presidente, il Vicepresidente e i membri del Congresso, di emettere criptovalute, sponsorizzarle o trarne profitto durante il loro mandato governativo.

A volere fortemente l’inserimento di questa clausola nel disegno di legge sono stati in primo luogo i Democratici, a causa delle attività di Donald Trump: i documenti finanziari – la financial disclosure – pubblicati nel luglio 2026, hanno infatti rivelato che Trump ha incassato circa 1,4 miliardi di dollari in profitti legati alle criptovalute nel corso del 2025, derivanti in gran parte dalla sua memecoin TRUMP e dalla società di famiglia World Liberty Financial (WLFI). 

Per disinnescare le accuse di conflitto di interessi, neutralizzare la leva politica dell’opposizione e ottenere i voti democratici necessari per superare l’ostruzionismo (il cosiddetto muro dei 60 voti), a Trump è stato chiesto di accettare queste limitazioni etiche. 

Dopo mesi di trattative, a fine luglio 2026, Trump avrebbe dato il suo consenso e firmato il testo della disposizione etica. Ma ci sono delle complicazioni. 

Altri problemi: tra Dipartimento di Giustizia e settore bancario

Oltre a quanto descritto finora, la bozza non richiedeva ai politici di liquidare gli attuali investimenti in criptovalute e includeva una “clausola di decadenza” – originale: sunset clause – che farà scadere queste restrizioni già a gennaio 2029.

Infine, l’assegnazione della vigilanza al Dipartimento di Giustizia (DOJ) è stata vista – non a torto – come una mossa per annullarne il potere sanzionatorio: l’istituto, infatti, è guidato da Todd Blanche, ex avvocato del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. 

Di fronte alle condizioni appena descritte, ritenute troppo deboli, alcuni Democratici moderati chiave avevano fatto sapere di non voler più sostenere il provvedimento: senza il loro supporto, il Senato non raggiungerebbe la soglia dei 60 voti necessari per l’approvazione.

Giovedì 30 luglio, come riportato dalla testata The Block, i senatori Thom Tillis (Repubblicano) e Ruben Gallego (Democratico) hanno inviato alla Casa Bianca una nuova proposta di compromesso etico di cui, tuttavia, ancora non ne conosciamo il contenuto. In ogni caso lo stesso Gallego, insieme ad altri membri del Senato, ha ribadito che non voterà la legge senza tutele più rigorose.

Ma c’è solo di politica: anche l’industria bancaria tradizionale, supportata da alcuni Repubblicani, si è messa di traverso: le principali associazioni bancarie americane – come l’American Bankers Associationsi sono formalmente schierate contro il disegno di legge, sostenendo che non protegga adeguatamente il sistema finanziario.

Uno dei timori principali fa riferimento ai rendimenti offerti dalle stablecoin e il relativo “deposit flight”: perché un risparmiatore dovrebbe continuare a tenere fermi i propri fondi in banca quando può generare yield con le stablecoin? 

Un paio di dichiarazioni rilevanti

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha fornito una prospettiva a dir poco ottimistica sull’iter di approvazione: ricorrendo a una metafora del football americano, sport molto popolare negli Stati Uniti, Bessent ha dichiarato che i legislatori si trovano sulla “1-Yard Line”, letteralmente la “a una sola yard dalla meta” per il Clarity Act. 

Come si può facilmente dedurre, il Segretario al Tesoro ha usato questa espressione per comunicare ai media che siamo a “un solo passo dalla meta”, cioè dal raggiungimento dell’obiettivo.

Il senatore repubblicano Kevin Cramer sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda: ha affermato che il Senato è “quasi arrivato” a un accordo finale. Cramer, nello specifico, ha spiegato che i dettagli normativi si stanno facendo sempre più chiari e che l’ostacolo principale in questa fase finale riguarda solo la revisione da parte dei Democratici di alcuni nuovi emendamenti. 

Restano da limare ancora dei piccoli dettagli, ma Cramer – come Scott Bessent – ha sottolineato l’assoluta necessità di completare i lavori entro “un paio di settimane, prima che il Senato chiuda per le vacanze.

Il Clarity Act verrà approvato?

Difficile dirlo con certezza: da un lato, il superamento dell’ostacolo etico potrebbe facilitare il consenso bipartisan, ovvero il voto favorevole da parte di Democratici e Repubblicani; dall’altro lato, come abbiamo scritto all’inizio, c’è un tema di tempo: a novembre si terranno le Midterm

Il Clarity Act, lo ricordiamo, è un importante provvedimento che regolarizzerebbe il mercato crypto americano: la sua approvazione aprirebbe la porta a investimenti, innovazione e sviluppo a lungo termine, offrendo quella certezza legale tanto attesa dagli operatori, che potrebbero finalmente abbandonare le preoccupazioni legate alle ripercussioni normative.

A questo proposito, il Crypto Council for Innovation ha lanciato un allarme: l’ennesimo stallo rischia di causare una “fuga di cervelli” verso l’Unione Europea. Col Regolamento MiCA, infatti, l’UE è stata in grado di fornire un quadro normativo chiaro al settore crypto, definendo i perimetri d’azione ed eliminando le zone d’ombra per gli operatori.    

Non resta che attendere e vedere se il Congresso riuscirà a segnare quest’ultimo touchdown, per usare la metafora di Bessent. 

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