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ETF Bitcoin: gli USA approvano fondo sul mining

CR
Cosimo Rosario Di Martino

4 min

ETF Bitcoin

La Commissione degli Affari Economici degli Stati Uniti ha approvato un ETF che punta sul mining, ma cos’è un ETF su Bitcoin?

Buone notizie per chi si interessa di mercato tradizionale: dopo essere stato approvato dalla SEC, arriva sulla borsa americana un ETF su Bitcoin. Per essere più precisi, il fondo non punta direttamente su Bitcoin o sul loro valore futuro. Nel fondo, gestito dalla società Valkyrie, troviamo dieci società che si occupano di mining di Bitcoin, e che ricoprono l’80% del fondo. Nonostante questo, la SEC continua a negare i permessi per un ETF spot. Ma qual è la differenza fra tutti questi ETF su Bitcoin?

ETF spot e futures: cosa sono?

Un ETF, acronimo di exchange-traded fund, è un fondo passivo che può essere scambiato come una normale azione in borsa. Gli ETF sono strumenti conosciuti per la loro semplicità e trasparenza: questi fondi, infatti, replicano l’andamento degli indici di materie prime, azioni e obbligazioni. Proprio per questo hanno delle commissioni basse, visto che sono gestiti passivamente. In più, permettono di avere un portafoglio bilanciato senza controllare costantemente gli indici di borsa: un vantaggio non da poco per chi non è molto esperto di grafici e candele.

Gli exchange-traded fund si distinguono in ETF spot e futures-backed.

  • Gli ETF spot su Bitcoin sono fondi che detengono effettivamente BTC. Questo vuol dire che aumentano o perdono di valore seguendo l’andamento del mercato di Bitcoin. Ad esempio, BTCetc è un fondo spot supportato fisicamente al 100% da Bitcoin e disponibile in Europa. Questo vuol dire che, ipoteticamente, invece di liquidare la propria posizione in cambio di euro, si possono ricevere BTC direttamente sul proprio wallet.
  • Gli ETF futures-backed su Bitcoin sono fondi che si espongono su dei particolari contratti chiamati, appunto, futures. Questi strumenti finanziari particolari si basano sul valore che Bitcoin avrà in una data futura, a seconda di ciò che c’è scritto sul contratto. Due parti si accordano sul comprare o vendere BTC in quella data, guadagnando o perdendo denaro a seconda del valore che la crypto avrà raggiunto. Gli ETF futures-backed, quindi, replicano l’indice di questi contratti. Un esempio è il ProShares Bitcoin Strategy, disponibile anche negli USA.

Il fondo WGMI di Valkyrie è ancora diverso, visto che punta sulle società che si occupano di mining di Bitcoin, un modo intelligente per “eludere” la reticenza della borsa americana nei confronti degli ETF spot.

Perché la SEC non approva i fondi sulle crypto?

L’approvazione del fondo di Valkyrie da parte della SEC arriva dopo l’ennesimo tira e molla della Commissione con Grayscale, società che da qualche mese cerca di proporre un ETF spot su Bitcoin negli USA. Ma perché la borsa americana non vede di buon occhio questi fondi?

Secondo i membri della Commissione, un ETF su Bitcoin potrebbe dare luogo a delle frodi manipolando il valore di stablecoin come USDT. Tuttavia, gli esperti fanno notare che in Canada e in Europa gli ETF spot sulle crypto sono già disponibili e funzionano senza particolari intoppi. In più, milioni di americani hanno già nei loro portafogli delle criptovalute.

Fortunatamente per i cittadini statunitensi, le preoccupazioni della SEC sembrano destinate a esaurirsi. “Con un aumento dell’interesse per le criptovalute, l’assenza di regolamentazioni di buon senso hanno lasciato gli investitori alla mercé di truffatori… la SEC deve sfruttare la sua piena autorità per risolvere questo problema” ha scritto il presidente della Commissione.

A chi conviene un ETF su Bitcoin?

Nell’Unione Europea, fortunatamente, non c’è tutto questo sospetto nei confronti dei fondi basati sulle criptovalute. I cittadini europei hanno vasta scelta di ETF, dagli spot ai futures-backed a quelli che, come il WGMI di Valkyrie, puntano su aziende attive nel mining. Ma la domanda è: questi ETF convengono?

Nell’ambito della finanza tradizionale, il vantaggio degli exchange-traded fund risiede nelle basse commissioni rispetto a strumenti finanziari gestiti attivamente e nella facilità di utilizzo. Con un ETF tradizionale è possibile acquistare un enorme paniere di azioni, e rivenderle con facilità. Un ETF su Bitcoin è difficile sia così diversificato. I progetti crypto adatti a questo tipo di impiego, inoltre, sono molti meno: un appassionato di criptovalute può riuscire ad avere un portafoglio bilanciato da solo, con un po’ di ricerca.

Secondo alcuni esperti, quindi, un ETF sulle crypto può essere attraente per chi vuole “testare le acque” di questo mercato, oppure a chi non si sente a proprio agio tra wallet, exchange e chiavi private. Sei più “tech-savvy” e ti piace supportare progetti promettenti? Con un exchange affidabile, un password manager robusto e un po’ di DYOR, riuscirai senza problemi a trovare la criptovaluta che fa per te!

In ogni caso, un ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti rappresenterebbe un grande passo avanti per tutte le crypto, visto che avvicinerebbe questo mondo alla borsa tradizionale. Si deciderà presto la SEC?

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