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Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

GA
Giuseppe Avolio

12 min

Ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso è una soluzione che premia chi vuole risolvere spontaneamente la propria situazione fiscale. Hai crypto non dichiarate e vuoi regolarizzarti? Questo è l’articolo che cercavi

La dichiarazione dei redditi è un tema che può risultare molto difficile, soprattutto quando si parla di criptovalute: questo settore è ancora relativamente giovane e la normativa può cambiare da un anno all’altro. Moltissimi investitori potrebbero non aver dichiarato le proprie crypto anche perché non erano a conoscenza delle procedure. Il ravvedimento operoso è una soluzione pensata proprio per questi profili: dichiarando spontaneamente le omissioni passate, si va incontro a sanzioni di gran lunga inferiori. Se sei tra questi, hai trovato l’articolo che fa per te.

Una premessa: grazie ai nostri sistemi, dichiarare nel 2026 non è mai stato così facile

La questione fiscale è la tua nemica principale? Studiare le normative ti annoia tremendamente? Esiste un modo molto più semplice e immediato per presentare correttamente la tua dichiarazione dei redditi crypto 2026: i servizi fiscali offerti da Young Platform

Grazie ai nostri sistemi, possiamo mettere definitivamente la parola fine all’epoca dei pomeriggi passati tra siti web di CAF e commercialisti che ci aggiornano sul nuovo articolo X comma Y-quinquies, oltre a darci delle info su come riempire le varie colonne dei Quadri, tra calcoli manuali e nervosismi. 

Young Platform, invece, ti mette a disposizione degli strumenti costruiti appositamente per chiudere la questione delle imposte sulle crypto in pochi click e senza errori

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Il sistema recupererà tutta l’operatività del 2025 e ti restituirà un report completo della tua situazione fiscale crypto. 

Non hai mai utilizzato Young Platform? Non c’è problema, abbiamo pensato anche a questa casistica: grazie al report integrato Young-Okipo, frutto della partnership proprio con Okipo, maestri della questione tasse crypto, avrai un report a 360 gradi in pochi step:

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Non hai mai dichiarato le crypto e hai bisogno di chiarire anche gli anni fiscali precedenti? Queste soluzioni fanno per te: sia col Report di Young Platform che col Report Young-Okipo, puoi sciogliere i nodi degli anni passati e metterti l’anima in pace. Al prezzo di un singolo report.

Inoltre, grazie ai nostri commercialisti specializzati in criptovalute, puoi prenotare un appuntamento e fare tutte le domande sull’argomento: dubbi sul funzionamento del ravvedimento operoso? Chiedi direttamente ai più esperti del settore. 

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Ravvedimento operoso: cos’è?

Prima di partire con la guida pratica sul ravvedimento operoso, è importante capire di cosa stiamo parlando e perché ti conviene sfruttarlo: spesso, infatti, con l’argomento tasse, si entra in questioni complesse che sembrano dirette esclusivamente agli addetti ai lavori. Ma non è così. 

Il ravvedimento operoso, come si legge sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, è uno strumento con cui “è possibile regolarizzare omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni”.

In altre parole, il ravvedimento operoso ti consente di sanare il tuo passato da “evasore” a prezzi notevolmente ridotti: il principio alla base premia la buona volontà del contribuente che, consapevole della propria situazione, si attiva per rimediare. 

Nota bene: le sanzioni andranno pagate in entrambi i casi, sia che ti muova tu per primo regolarizzando la tua posizione, sia che sia il Fisco a cercarti con la temuta “letterina” di avviso. La differenza fondamentale, come abbiamo anticipato, risiede nella grandezza della sanzione: tramite ravvedimento operoso, questa può ridursi anche fino a dieci volte – ci arriviamo a brevissimo.

Perché ti conviene sfruttare questo strumento?

Il ravvedimento operoso, l’avrai capito, è uno strumento molto utile a prescindere, ma può essere particolarmente d’aiuto in questo momento storico, per due motivi in particolare. 

Abolizione soglia dei 2.000€ e incremento aliquota al 33%

In primo luogo, perché dal 1° gennaio 2025 tutte le plusvalenze generate sono tassate per intero, a causa dell’abolizione della celebre franchigia dei 2.000€. Di conseguenza, dato che le sanzioni sulla dichiarazione errata delle plusvalenze si basano sulle plusvalenze stesse, in proporzione si alza anche l’entità della multa

Per esempio, se dichiari meno del dovuto, la sanzione applicata va dal 90% al 180% dell’imposta evasa: nel 2024 l’imposta sulla plusvalenza era calcolata al netto dei 2.000€; dal 2025, invece, viene calcolata dal primo centesimo. 

Ora immagina di aver generato una plusvalenza da 3.000€: è chiaro che la multa del 90% che dovresti pagare sul 26% di 3.000€ – cioè sull’imposta evasa – è di gran lunga maggiore rispetto alla stessa multa applicata sul 26% di 1.000€, al netto della plusvalenza (ovvero 3.000€ meno la franchigia dei 2.000€). A questo, aggiungiamo il fatto che la dichiarazione dei redditi 2027 vedrà anche l’incremento dell’aliquota al 33%

Ricapitolando: più netto tassabile, tasse più alte e, di conseguenza, multe più alte in caso di irregolarità.   

DAC8 e Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività

In secondo luogo, perché l’Unione europea da una parte e il Governo italiano dall’altra, si stanno attivando con decisione per regolamentare quanto più possibile il settore delle criptovalute. 

Da una parte, la Commissione europea ha approvato la DAC8, che sta per Directive on Administrative Cooperation: “la DAC8, si legge sul sito dell’UE, “stabilisce lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra i Paesi dell’Unione Europea”. In pratica, grazie alla DAC8, il Fisco riceverà automaticamente i dati dai vari exchange europei, rendendo quasi impossibile nascondere i propri asset.

Dall’altra, con la Legge di Bilancio 2026, il nostro Governo ha istituito il “Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività”, entrato in vigore all’inizio di aprile: il Tavolo è composto da rappresentanti del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), della Guardia di Finanza, della CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), della Banca d’Italia e dell’Unità di Informazione Finanziaria.  

Dunque è evidente che, se non hai mai dichiarato, non devi chiederti “se mi beccheranno” ma “quando mi beccheranno”.

Inoltre, ai sensi dell’art 13 del D.Lgs 472/1997, una volta che l’Agenzia delle Entrate ti notificherà che sta controllando la tua situazione fiscale, puoi scordarti gran parte degli sconti previsti dal ravvedimento operoso

È una questione di tempo, prendi la palla al balzo

METTITI IN REGOLA

Ravvedimento operoso e sanzioni: quanto si riducono se ti metti in regola spontaneamente?

Arriviamo al nucleo dell’articolo: in che modo, concretamente, il ravvedimento operoso va a incidere sulle eventuali sanzioni?

Innanzitutto è fondamentale specificare che la normativa italiana prevede due “binari di violazione” distinti, con regole e codici di pagamento differenti: violazioni relative al monitoraggio fiscale e violazioni relative all’obbligo impositivo – qui ripercorreremo l’argomento, ma abbiamo anche scritto un articolo specifico proprio sulle sanzioni e sui rischi per chi non dichiara correttamente le criptovalute.

Violazioni relative al monitoraggio fiscale

Questo tipo di sanzioni riguarda la trasparenza, ovvero l’obbligo di segnalare ogni anno all’Agenzia delle Entrate cosa detieni e a quanto ammonta il suo valore. Il tutto avviene mediante presentazione dei Quadri RW e W, che servono anche a calcolare l’imposta patrimoniale pari allo 0,2% del valore totale del tuo portafoglio – che vedremo nel prossimo paragrafo.

Qui, la mancata dichiarazione si traduce in una sanzione che può spaziare dal 3% al 15% del valore totale del tuo portafoglio, per ogni anno di irregolarità. 

Esempio: hai iniziato a investire in crypto nel 2023: 

  • al 31 dicembre 2023, il tuo portafoglio – cioè la somma del valore di tutte le tue crypto – valeva 10.000€. Non dichiari nulla e continui a investire. 
  • Al 31 dicembre 2024, l’anno successivo, il valore sale a 20.000€. Resti ancora nell’ombra mentre il tuo portafoglio si ingrossa. 
  • Al 31 dicembre 2025, due anni dopo, ciò che detieni vale ormai 40.000€. Ma non hai ancora dichiarato niente: sei ancora in tempo, la scadenza per il versamento è fissata al 30 giugno 2026.

Caso 1) a maggio 2026, arriva la letterina dal Fisco: devi pagare il 9% (abbiamo immaginato una media tra il 3% e il 15%) sul totale per ogni singolo anno non dichiarato. 

  • 2023: 10.000 x 9% = 900€ → 2024: 20.000 x 9% = 1800€Totale: 2700€ di multa

Caso 2) ti metti in regola col ravvedimento operoso: il Fisco applica il cosiddetto “minimo edittale” del 3% sul valore totale del portafoglio: 

  • 2023: 10.000 x 3% = 300€ → 2024: 20.000 x 3% = 600€ → Totale: 900€. Ma non finisce qui.

Il totale dovuto, infatti, subisce un’ulteriore riduzione, che varia in base al ritardo nella regolarizzazione: prima ti regolarizzi, meno paghi. Per il 2023, si parla di 1/7 (un settimo) del totale dovuto, per il 2024, poiché è passato meno tempo, di 1/8 (un ottavo) – lo vedremo meglio alla fine.

  • 2023: un settimo di 300€ = 42,86€
  • 2024: un ottavo di 600€ = 75€
  • Totale dovuto: 117,86€ anziché 2.700€

Violazioni relative all’obbligo impositivo: imposta patrimoniale e plusvalenze

Prima abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista del monitoraggio. Ora è il momento di capire cosa succede in caso di mancato versamento delle tasse: precisamente, quando non si liquida l’imposta patrimoniale del 2×1000 (0,2%) e/o non si paga l’aliquota del 26% perché le plusvalenze non sono state dichiarate con gli appositi Quadri RT e T.

Imposta di bollo e IVACA

Cominciamo con l’imposta patrimoniale, che può essere chiamata imposta di bollo o IVACA in base alla casistica. È importante sapere che questo tipo di imposta va versata a prescindere dalla generazione o meno di plusvalenze: si paga perché si detengono le crypto. 

L’imposta di bollo o IVACA è pari allo 0,2% (cioè il 2×1000) del valore totale del tuo portafoglio al 31 dicembre dell’anno di imposta: se devi presentare la dichiarazione dei redditi nel 2026, naturalmente parliamo del 31 dicembre 2025 e così via. Cosa succede se non hai versato l’imposta di bollo o IVACA? 

Senza ravvedimento operoso, in caso di controlli e relative sanzioni, dovrai pagare l’imposta non versata maggiorata del 30% fino al 31 agosto 2024, mentre dall’1 settembre 2024 la maggiorazione scende al 25%. A ciò si aggiungono gli interessi di mora giornalieri: 5% nel 2023, 2,5% nel 2024 e 2% nel 2025). 

Torniamo all’esempio di prima, in cui avevamo immaginato di avere un portafoglio dal valore di 10.000€ al 31 dicembre 2023, raddoppiato a 20.000€ l’anno successivo. In teoria, avresti dovuto pagare l’imposta dello 0,2% per ognuno dei due anni: 20€ nel 2023 e 40€ nel 2024. Ma non l’hai fatto

Caso 1) sempre a maggio 2026, arriva la famosa letterina dal Fisco: devi versare l’imposta dovuta più il 30% che, come abbiamo visto, si riduce al 25%, e gli interessi: 

  • 2023: 26,76€, cioè 20€ di imposta + il 30% = 6€ + 0,76€ di interessi 
  • 2024: 50,61€, cioè 40€ di imposta + il 25% = 10€ + 0,61€ di interessi
  • Totale: 77,37€ 

Caso 2) ti metti in regola col ravvedimento operoso: si applica la riduzione prevista in base al ritardo, come per il monitoraggio. Anche qui, questa equivale a 1/6 (un sesto) della sanzione per il 2023 e a 1/7 (un settimo) per il 2024. 

  • 2023: 21,76€, con 1€ di sanzione anziché 6€ (1/6). 
  • 2024: 42,04€, con 1,43€ di sanzione anziché 10€ (1/7). 
  • Totale dovuto: 63,80€ anziché 77,37€. 

Imposta sulle plusvalenze

Il ravvedimento operoso è ancora più utile perché le imposte sulle plusvalenze sono decisamente più importanti in proporzione a quelle viste finora. In primo luogo, è importante specificare che la normativa vigente separa la dichiarazione infedele dalla dichiarazione omessa

Con dichiarazione infedele si intende l’atto di presentare la dichiarazione dei redditi in modo errato, falsando a tutti gli effetti la dichiarazione stessa: maggiori costi, meno reddito, “dimenticanze” varie relative alle plusvalenze, eccetera. Con dichiarazione omessa, invece, si fa riferimento alla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi.

Il sistema fiscale italiano, come è logico che sia, sanziona i due tipi di inadempienza in modo differente e, anche in questo caso come per l’imposta di bollo, distingue due diversi regimi sanzionatori intesi come:

Pre-31 agosto 2024

  • Dichiarazione infedele: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 90%-180% con ulteriori incrementi (120%-240%) nel caso in cui le crypto fossero detenute su exchange con sede all’estero.
  • Dichiarazione omessa: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 120%-240%, percentuale che, anche in questo caso, sale al 160%–320% se c’è di mezzo un exchange estero.

Post-31 agosto 2024

  • Dichiarazione infedele: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 70% con un minimo di 150€
  • Dichiarazione omessa: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 120% con un minimo di 250€.

Naturalmente, occorre inserire nel calcolo gli interessi di mora giornalieri che, lo ripetiamo, equivalgono al 5% nel 2023, 2,5% nel 2024 e 2% nel 2025.

Facciamo un esempio concreto per capire di che parliamo anche se, entrando in gioco le plusvalenze, non possiamo più riferirci a quello utilizzato finora. Quindi: 

Immagina di aver comprato un Bitcoin intero nel gennaio 2023, quando valeva 20.000€, e averlo rivenduto a dicembre 2023 per 40.000€. Nel 2024 decidi di ricomprarlo ad aprile per 60.000€ per poi venderlo un’altra volta intorno a fine novembre al prezzo di 90.000€. Ricapitolando: nel 2023 e nel 2024 le plusvalenze generate ammontano, nell’ordine, a 20.000€ e 30.000€. Ma tu non hai mai presentato il Quadro RT o T. 

Caso 1) sempre a maggio 2026, è il momento della nostra cara letterina dal Fisco. Dato che non hai mai presentato alcuna dichiarazione, ti viene richiesto di versare le tasse evase, la sanzione del 70% (per dichiarazione infedele) e gli interessi di mora: 

  • 2023: 8.136€ che comprende l’aliquota al 26% al netto della franchigia di 2.000€ (4.680€), la sanzione al 70% (3.276€) e circa 180€ di interessi di mora.
  • 2024: 12.492€, ovvero l’aliquota al 26% al netto della franchigia di 2.000€ (7.280€), la sanzione al 70% (5.096€) e 116€ circa di interessi.
  • Totale: 20.628€ anziché 11.960€, su una plusvalenza di 50.000€ – hai regalato allo Stato il 40% dei tuoi profitti o quasi 8.700€. 

Caso 2) presenti una dichiarazione integrativa: sfrutti il ravvedimento operoso e la riduzione prevista come nei due casi precedenti. Ma non è tutto, perché la normativa, in questo caso, prevede un ulteriore “sconto” per chi corregge una dichiarazione infedele in modo spontaneo: la sanzione prevista, pari al 70% dell’imposta non versata, scende al 50%

  • 2023: 5.194,29€, che comprende l’aliquota al 26% (4.680€), gli interessi di mora (180€ circa) e un settimo del 50% previsto, pari a 334,29€. 
  • 2024: 7.851€, cioè aliquota al 26% (7.280€), gli interessi di mora (116€ circa) e un ottavo del 50%, ovvero 455€.
  • Totale: 13.045,29€ al posto dei 20.628€ precedentemente calcolati.

Detta in un altro modo: col ravvedimento operoso, il costo della multa crolla da 8.372€ a 789,29€.

E in caso di Dichiarazione omessa? Brutte notizie: se non hai mai presentato la dichiarazione dei redditi – Modello Redditi PF o Modello 730 – comunicando, pertanto, i tuoi redditi al Fisco, non potrai avvalerti del ravvedimento operoso. Dovrai pagare tutto per intero

Se scriverlo è stato un lavoro lungo, figurati metterlo in pratica! 

Il ravvedimento operoso, come avrai potuto notare, è uno strumento veramente utile che ti consente di risparmiare migliaia e migliaia di euro in sanzioni di vario tipo. 

Il fatto è che è tanto utile quanto complesso: immagina mettersi lì, sulla scrivania alla luce fioca di una abat-jour, e recuperare tutti i dati necessari fino al 2022, tra i file csv di exchange che, magari, non esistono neanche più – R.I.P. FTX – ma finalmente effettuare il ravvedimento. Salvo poi, due mesi dopo, sentirsi dire che è stato compilato male e che è tutto da rifare. 

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