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5 cose che non sai su Staking e Proof-of-Stake

EC
Elisa Campaci

4 min

Staking di criptovalute: 5 curiosità che forse non sai

Chi ha inventato il Proof-of-Stake? Qual è la crypto più usata per lo staking? Scopri queste e altre curiosità sullo staking di criptovalute!

Nel settore crypto, il termine “staking” indica due azioni fondamentali: il blocco di coin o token che produce ricompense, tramite protocolli di finanza decentralizzata, e l’utilizzo dei token per diventare validatori di una blockchain Proof-of-Stake. Lo staking è una delle pratiche più diffuse e viene scelta anche dagli utenti meno esperti. In questo articolo troverai piccoli fun fact e 5 curiosità che forse non sai sullo staking di criptovalute!

1. Ethereum è la prima crypto per staking

Qual è la crypto più usata per lo staking? Ether! Circa il 10% della fornitura massima di ETH al momento si trova in staking per un valore di circa 25 miliardi. Nella top 5 delle crypto più usate per lo staking troviamo subito dopo Solana (SOL) con 21 miliardi, Cardano (ADA) con 14 miliardi, Avalanche (AVAX) con 8 miliardi e Polkadot (DOT) con 7 miliardi. È probabile che la pratica dello staking su Ethereum sarà sempre più diffusa, soprattutto dopo The Merge: l’aggiornamento con cui sarà sancito il suo definitivo passaggio al Proof-of-Stake. Con il nuovo meccanismo di consenso, lo staking di ETH non sarà solo una funzionalità DeFi come le altre ma la vera e propria base del funzionamento di tutta la blockchain perché i nodi validatori dovranno bloccare i loro token per avere il diritto a validare le transazioni di Ethereum. 

2. Dogecoin è la prossima candidata al Proof-of-Stake

Dopo Ethereum, anche Dogecoin è pronta a passare al Proof-of-Stake! A Dicembre 2021 la Dogecoin Foundation su Twitter ha condiviso la sua roadmap, rinominata da loro “trailmap”, e tra i punti che prevedono di affrontare nel futuro c’è anche il cambiamento di meccanismo di consenso

A quanto pare nel progetto per elaborare un meccanismo di staking è stato coinvolto anche Vitalik Buterin, il co-fondatore di Ethereum. L’idea della Foundation è coinvolgere attivamente gli utenti di Dogecoin che mettendo in stake i loro DOGE potranno contribuire al supporto del network. La Dogecoin Foundation ha spiegato che “[la versione PoS] consentirà a tutti, non solo ai grandi utenti, di partecipare a un sistema che li ricompensa per il loro contributo alla gestione della rete, e che allo stesso tempo, ripagherà l’intera comunità anche attraverso iniziative per l’interesse comune”.

3. La tecnologia di svolta del 2022

Tra le curiosità che forse non sai su staking e Proof-of-Stake, c’è la recente dichiarazione del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Il 23 Febbraio 2022 l’istituto ha pubblicato la lista delle “10 Breakthrough Technologies” dell’anno, ovvero di tutte quelle tecnologie e innovazioni che produrranno un significativo effetto sul mondo e la vita delle persone. Tra queste 10 tecnologie ci sono sistemi di tracciamento delle varianti di Covid-19, vaccini per la malaria, dati sintetici per l’intelligenza artificiale e anche il Proof-of-Stake. Il MIT individua il punto di forza del Proof-of-Stake nella sua capacità di ridurre in maniera drastica l’impatto ambientale delle criptovalute

4. Chi ha inventato il Proof-of-Stake?

L’idea originaria del PoS deriva da un post sul forum “bitcointalk.org” in cui un utente anonimo ha proposto di sostituire il Proof-of-Work con un sistema di voto, di ricompense e validatori scelti casualmente. Il primo che ha portato a compimento questa idea è un anonimo sviluppatore conosciuto come Sunny King. Una blockchain decentralizzata deve necessariamente consumare molta energia per essere tale? King ha cercato di ribaltare questo paradigma con lo staking. La prima criptovaluta Proof-of-Stake creata da Sunny King è stata Peercoin. Al modello di King si sono ispirate tutte le maggiori blockchain in circolazione. 

5. Staking? Non solo criptovalute!

Per guadagnare delle ricompense con lo staking, si possono bloccare anche token non fungibili, non solo criptovalute. Questa pratica è una delle più recenti e viene già applicata alla collezione NFT dei Moonbirds e prossimamente anche alle LAND su Axie Infinity. Mettere in staking un NFT permette di ricevere reward, come nello staking di criptovalute, e ulteriori vantaggi legati all’appartenenza a un progetto. Nel mondo dei Moonbirds, questa tipologia di staking si chiama “nesting” e fa guadagnare anche premi nel mondo offline.

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