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ETF su Bitcoin: che impatto hanno sul prezzo di BTC?

GA
Giuseppe Avolio

7 min

etf bitcoin

Gli ETF su Bitcoin detengono oltre 1,4 milioni di BTC: quasi il 7% dei Bitcoin che verranno emessi nella storia dell’umanità. Che effetto ha tutto questo su un asset con un’offerta fissa a 21 milioni di unità? Vediamolo insieme.

Sono passati quasi tre anni da quando la SEC (Securities and Exchange Commission), l’autorità che vigila sui mercati finanziari statunitensi, ha dato il via libera agli ETF spot su Bitcoin. Da quel momento, le grandi istituzioni hanno accumulato BTC a un ritmo che non ci saremmo immaginati. In questo articolo vedremo quanti BTC sono finiti negli ETF, che rapporto c’è tra questi fondi e il prezzo di Bitcoin e quali sono le ultime novità.

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ETF su Bitcoin: una breve introduzione

Prima di entrare nel vivo dell’articolo, diamo, come sempre, un po’ di contesto. Il 10 gennaio 2024 è arrivata l’approvazione degli ETF spot su Bitcoin dopo che, per anni, la SEC a guida Gary Gensler aveva respinto una richiesta dopo l’altra. Il via libera ha riguardato le richieste di ARK 21Shares, Invesco Galaxy, VanEck, WisdomTree, Fidelity, Valkyrie, BlackRock, Grayscale, Bitwise, Hashdex e Franklin Templeton.

Cos’è, esattamente, un ETF spot su Bitcoin? 

Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo quotato in Borsa, che si compra e si vende come una normale azione. Il termine “spot” significa che il fondo acquista e detiene davvero i Bitcoin, a differenza degli ETF sui futures, che invece replicano il prezzo di BTC attraverso i derivati. 

In poche parole, chi compra una quota dell’ETF ottiene un’esposizione al prezzo di Bitcoin, senza però detenerli realmente: i BTC li acquista e li custodisce l’emittente del fondo. 

Questo è il punto centrale su cui si basa l’articolo che andrai a leggere: ogni volta che qualcuno compra quote di un ETF spot, il fondo deve comprare Bitcoin veri sul mercato. E custodirli in “cassaforte”.

ETF su Bitcoin oggi: i numeri

Da quegli undici ETF iniziali, il mercato si è allargato parecchio: solo negli Stati Uniti gli ETF spot su Bitcoin sono una dozzina. A questi si aggiungono decine di prodotti quotati in Europa, Svizzera e Canada. In Europa, per motivi di natura regolamentare, si parla più spesso di ETP (Exchange Traded Product), ma per chi investe il meccanismo è molto simile.

Veniamo ai numeri. Secondo i dati di BitcoinTreasuries, al 22 ottobre i 17 principali ETF ed ETP su Bitcoin detengono complessivamente circa 1,43 milioni di BTC, per un controvalore di circa 117 miliardi di dollari. 

Parliamo di circa il 6,8% dei 21 milioni di Bitcoin che esisteranno mai. Solo i fondi statunitensi si avvicinano a quota 1,3 milioni di BTC – più dei circa 1,1 milioni attribuiti a Satoshi Nakamoto, il creatore del protocollo.

A dominare la classifica è BlackRock. Il suo iShares Bitcoin Trust (IBIT) da solo detiene 811.477 BTC, pari a circa 66,3 miliardi di dollari e al 3,86% della supply totale: più di tutti gli altri ETF messi insieme. 

Seguono, a grande distanza, il Fidelity Wise Origin Bitcoin Fund (FBTC) con 184.058 BTC e il Grayscale Bitcoin Trust (GBTC) con 131.528 BTC.

ETF e prezzo di Bitcoin: una questione di domanda e offerta?

A inizio gennaio 2024, nei giorni appena precedenti al via libera della SEC, Bitcoin si muoveva tra i 43.000$ e i 47.000$. Oggi, a quasi tre anni di distanza, Bitcoin viaggia intorno agli 82.000$, dopo aver toccato un ATH (All Time High) di circa 126.000$ a ottobre 2025. Ma quanto c’entrano gli ETF?

Per capirlo bisogna partire dalla caratteristica più importante di Bitcoin: la sua offerta è rigida perché non esisteranno mai più di 21 milioni di BTC. Oggi ne sono già stati estratti circa 20,1 milioni. Come per qualsiasi bene scarso, il prezzo dipende in larga parte dall’equilibrio tra domanda e offerta: meno Bitcoin circolano sul mercato, più chi li vuole è disposto a pagarli.

Qui entrano in gioco gli ETF. Come abbiamo spiegato qualche riga fa, i BTC acquistati dai fondi non vengono scambiati ogni giorno ma sono custoditi da chi emette l’ETF. Tradotto: escono dalla circolazione. 

Per dare un ordine di grandezza: dopo l’halving di aprile 2024, l’evento che dimezza la ricompensa assegnata ai miner, la rete emette circa 450 nuovi BTC al giorno, cioè circa 13.500 BTC al mese. I 1,43 milioni di BTC detenuti dagli ETF equivalgono a quasi nove anni di produzione dei miner.

Lunedì 19 ottobre il solo IBIT di BlackRock ha registrato afflussi per 665,2 milioni di dollari, il dato più alto da ottobre 2025: ai prezzi attuali (22/10/2026, 1 BTC = 82.000$) parliamo di circa 8.000 BTC acquistati in un giorno, quasi tre settimane di produzione dei miner.

Non solo ETF

Agli ETF si aggiungono poi le Bitcoin Treasury Company, cioè le società quotate con BTC in bilancio, come Strategy di Michael Saylor o Strive di Matt Cole. Secondo BitcoinTreasuries, queste aziende detengono quasi 1,29 milioni di BTC. 

Dunque, sommando ETF e società, arriviamo a un totale di circa 2,7 milioni di Bitcoin: quasi il 13% di tutti quelli che esisteranno mai. A questi vanno poi aggiunti i BTC persi o fermi da anni, come quelli del wallet di Satoshi.

Cosa dicono gli studi? 

Uno studio pubblicato sulla rivista accademica Ledger (1), che ha analizzato i dati dal lancio degli ETF fino a maggio 2025, ha rilevato un legame positivo e duraturo tra la crescita degli asset gestiti dagli ETF e il prezzo di Bitcoin. Un’altra ricerca, pubblicata sul Journal of Alternative Investments (2) e dedicata ai primi mesi di vita degli ETF, ha mostrato che gli afflussi giornalieri superavano i 500 milioni di dollari, circa 10.000 BTC al giorno ai prezzi di allora. Lo stesso studio ha osservato che gran parte dei movimenti di prezzo avviene fuori dagli orari della Borsa americana: il mercato crypto globale e i flussi degli ETF si influenzano a vicenda, 24 ore su 24.

(1) Guliyev, T., & Ahmadova, A. (2025). From Flows to Value: Cointegration Between Bitcoin Spot ETF Assets and Bitcoin Price. Ledger, 10, 154–172. https://doi.org/10.5195/ledger.2025.393

(2) Mazur, M., & Polyzos, E. (2025). Spot Bitcoin ETFs: The effect of fund flows on Bitcoin price formation. The Journal of Alternative Investments, 27(4), 110–123. https://doi.org/10.3905/jai.2025.1.239

Gli ultimi update: Svizzera e BlackRock

Il 20 ottobre la FINMA (Swiss Financial Market Supervisory Authority), l’autorità svizzera di vigilanza sui mercati finanziari, ha approvato il primo ETF del Paese che investe direttamente in Bitcoin e che è accessibile anche agli investitori retail. In Svizzera esistevano già diversi ETP su Bitcoin, ma è la prima volta che il via libera arriva per un fondo vero e proprio. 

Per renderlo possibile, la FINMA ha concesso un’eccezione alle regole che normalmente obbligano i fondi a diversificare gli investimenti, motivandola con la lunga storia di Bitcoin e i suoi volumi di scambio molto elevati. Secondo l’autorità, anche altri emittenti hanno già presentato o annunciato richieste simili.

Passiamo a BlackRock. Il 19 ottobre il colosso statunitense ha depositato alla SEC la richiesta per un nuovo ETF su Bitcoin: l’iShares Bitcoin Managed Protection ETF, ticker PBIT. Si tratta di un prodotto diverso da IBIT (iShares Bitcoin Trust): è pensato per chi vuole esposizione a Bitcoin con meno volatilità. Attenzione, però: a differenza di IBIT, PBIT non detiene direttamente Bitcoin, quindi non “toglie” BTC dal mercato.

What’s next?

In quasi tre anni gli ETF hanno portato Bitcoin dentro Wall Street e nei portafogli di milioni di investitori tradizionali. Il prezzo, nel frattempo, ha vissuto alti e bassi: dal nuovo ATH del 2025 al ribasso del 2026, fino all’attuale ripresa. 

Nuovi prodotti, nuovi Paesi e nuovi emittenti continuano ad affacciarsi sul mercato ma, ovviamente, nessuno può dire con certezza come si muoverà il prezzo nei prossimi mesi.

Una cosa, però, è certa: i Bitcoin sono e resteranno 21 milioni. E ogni BTC che entra nella cassaforte di un ETF o nel bilancio di una società è un BTC in meno in circolazione. Quanti ne resteranno per tutti gli altri?

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