Comprare Bitcoin (BTC): valore e andamento

Scopri cos'è Bitcoin (BTC), la prima cripto-attività: come funziona la rete, chi la governa, chi lo detiene oggi fra ETF e aziende, e cosa valutare prima di acquistare.

Che cos’è Bitcoin (BTC)

Bitcoin è la prima cripto-attività e la rete che la fa funzionare. È nato il 3 gennaio 2009 da un documento firmato Satoshi Nakamoto, un’identità che non è mai stata svelata, con un’idea semplice da dire e difficile da realizzare: una moneta digitale che si può trasferire fra due persone senza una banca in mezzo, con un registro pubblico che tutti possono verificare e nessuno può modificare da solo.

La quantità totale è fissata dal codice a 21 milioni di unità e non può essere cambiata senza il consenso di chi fa girare la rete. A settembre 2026 ne sono state create circa 20 milioni, oltre il 95% del totale; le ultime arriveranno intorno al 2140. Questa scarsità programmata è il motivo per cui Bitcoin viene spesso paragonato all’oro, e la ragione per cui è diventato la cripto-attività più detenuta da fondi, aziende e Stati.

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Chi sviluppa Bitcoin e chi lo governa

Nessuno. Non c’è una società, una fondazione o un amministratore delegato. Il software di riferimento, Bitcoin Core, è mantenuto da un gruppo aperto di sviluppatori volontari o pagati da terzi, e ogni modifica passa da una proposta pubblica, chiamata BIP, discussa per mesi o anni. Ma una proposta diventa regola solo se la adottano i nodi, i computer sparsi nel mondo che verificano ogni transazione, e i miner, che producono i blocchi. Nessuno dei tre gruppi comanda sugli altri: è per questo che Bitcoin cambia lentamente.

Gli aggiornamenti sono rari e conservativi. L’ultimo grande, Taproot, è del novembre 2021. Nel 2026 gli sviluppatori hanno inserito nel repository ufficiale la proposta BIP-360, che definisce un nuovo tipo di indirizzo resistente ai computer quantistici: è il primo passo di un percorso che durerà anni, e per ora è una proposta, non una regola attiva sulla rete.

Come funziona la rete

Ogni dieci minuti circa la rete raccoglie le transazioni in un blocco e lo aggiunge alla catena. Chi produce il blocco, il miner, deve risolvere un problema di calcolo che richiede energia e macchine dedicate: è il proof of work, e serve a rendere costoso riscrivere la storia. In cambio il miner riceve bitcoin nuovi più le commissioni delle transazioni. La potenza di calcolo complessiva della rete ha superato nel 2026 la soglia di 1.000 exahash al secondo, un record storico, mentre la difficoltà del problema si adatta ogni due settimane per tenere i blocchi a dieci minuti.

La ricompensa per blocco si dimezza ogni 210.000 blocchi, circa ogni quattro anni: è l’halving. L’ultimo, il 20 aprile 2024, l’ha portata a 3,125 bitcoin; il prossimo è atteso nel 2028. È il meccanismo che rende Bitcoin sempre più scarso nel tempo e che, ciclo dopo ciclo, ha scandito la sua storia di prezzo. Per i pagamenti quotidiani esiste una rete di secondo livello, Lightning, che regola le transazioni fuori dalla catena principale e le chiude su Bitcoin solo alla fine.

Chi detiene Bitcoin oggi: ETF, aziende, Stati

Dal gennaio 2024 negli Stati Uniti sono quotati gli ETF spot su Bitcoin, e in due anni e mezzo hanno cambiato la platea dei detentori. Il 3 settembre 2026 i fondi americani avevano in gestione circa 103 miliardi di dollari in bitcoin, poco più del 6% della capitalizzazione. La più grande società quotata con Bitcoin in bilancio, Strategy, al 7 settembre 2026 ne deteneva 845.050, circa il 4% di tutti quelli esistenti, comprati a un prezzo medio di 75.412 dollari.

Anche gli Stati sono entrati nel quadro. Il 6 marzo 2025 un ordine esecutivo del presidente americano ha istituito una riserva strategica di Bitcoin, alimentata con le monete sequestrate nei procedimenti giudiziari; le proposte di legge per acquistarne un milione in cinque anni sono state presentate al Congresso ma non approvate. Insieme, fondi, aziende e Stati detengono oggi una quota di Bitcoin che dieci anni fa era in mano a singole persone: un cambiamento che rende il mercato più profondo e, allo stesso tempo, più legato alle decisioni di pochi grandi attori.

Il ciclo 2024-2026

La storia di prezzo di Bitcoin procede per cicli di circa quattro anni, legati agli halving. L’ultimo ciclo è partito dall’halving dell’aprile 2024 ed è culminato il 6 ottobre 2025, con il massimo storico poco sopra i 126.000 dollari, spinto dagli afflussi negli ETF e dagli acquisti delle tesorerie aziendali. Il 2026 si è svolto sotto quel livello: nella prima metà dell’anno il prezzo è arrivato a perdere circa la metà del valore dal massimo, in un contesto di deflussi dai fondi e di tassi di interesse più alti del previsto.

Non è la prima volta. Bitcoin ha perso oltre l’80% dal massimo nel 2014, nel 2018 e nel 2022, e ogni volta ha poi superato il massimo precedente. Questo racconta la volatilità dell’asset, non il suo futuro: i cicli passati non garantiscono che il prossimo si comporti allo stesso modo.

A cosa serve BTC

Bitcoin ha tre usi principali. Il primo è la riserva di valore: la scarsità programmata e la storia di sedici anni senza interruzioni lo rendono l’asset digitale che più viene tenuto nel lungo periodo, da privati e da istituzioni. Il secondo è il trasferimento di valore: una transazione arriva ovunque nel mondo in dieci minuti, senza intermediari, con commissioni che dipendono dalla congestione della rete e non dall’importo. Il terzo è quello di garanzia: Bitcoin è il collaterale più usato nel settore, sia nei prestiti fra istituzioni sia nei protocolli di finanza decentralizzata attraverso versioni “avvolte” del token su altre reti.

Quello che Bitcoin non fa è generare rendimento da solo. Non esiste uno staking di Bitcoin: chi lo tiene in un portafoglio ha esattamente la quantità che aveva, e i servizi che promettono un rendimento su Bitcoin lo fanno prestando i tuoi bitcoin a qualcun altro, con i rischi che ne derivano.

Cosa valutare prima di acquistare BTC

Oltre alla volatilità, che per Bitcoin è storicamente più alta di quella di qualsiasi asset tradizionale, ci sono tre elementi specifici. Il primo è la concentrazione: ETF e tesorerie aziendali detengono insieme oltre un decimo dell’offerta, e i loro flussi muovono il prezzo più di quanto facessero i piccoli detentori. Il secondo è il tempo lungo: la sicurezza di Bitcoin dipende dal mining, il cui compenso si dimezza a ogni ciclo, e dalla crittografia attuale, che il lavoro su BIP-360 punta a rendere resistente ai computer quantistici prima che diventino una minaccia concreta. Il terzo è normativo: Bitcoin è oggi l’asset digitale più accettato dai regolatori, ma resta soggetto a regole fiscali e di custodia che cambiano da Paese a Paese.

Se vuoi trasferire Bitcoin verso un portafoglio esterno, verifica sempre in app la rete di destinazione supportata: un invio sulla blockchain sbagliata può causare la perdita definitiva dei fondi.

In sintesi

Bitcoin è la cripto-attività da cui tutto è partito e l’unica senza un emittente: 21 milioni di unità, una rete che nessuno controlla, un ciclo di quattro anni scandito dagli halving. Nel 2025 ha toccato il massimo storico e nel 2026 ha attraversato una correzione profonda, mentre ETF, aziende e Stati ne diventavano i grandi detentori. Capire come funziona la rete, e chi oggi la possiede, è il modo migliore per decidere se e come inserire Bitcoin nel proprio portafoglio di cripto-attività. Per la rete che ha aperto la strada alle applicazioni trovi la pagina di Ethereum; per le due monete nate da Bitcoin, quelle di Litecoin e Bitcoin Cash.

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