
Bitcoin torna in zona 82.000$ dopo giorni di lateralizzazione: cosa potrebbe aver innescato il rialzo? In tre parole: tassi di interesse.
Nel pomeriggio italiano del 3 settembre abbiamo assistito a un improvviso momento di forza per Bitcoin, che ha chiuso la giornata a quota 81.240$ con un rialzo del 5,1%, influenzando positivamente quasi tutto il mercato crypto. Quali potrebbero essere le cause?
Bitcoin e il mercato crypto: breve recap
Giovedì 3 settembre Bitcoin si è improvvisamente riattivato dopo alcuni giorni di lateralizzazione: è partito dai 77.000$/78.000$, livello su cui viaggiava da qualche giorno, per arrivare fino agli 82.250$ e concludere la giornata intorno agli 81.600$.
Ethereum si è comportato in modo simile: dai 2.400$ ai 2.520$ in circa 8 ore, per poi chiudere intorno ai 2.500$ con un +4,2% finale sul daily – proprio mentre scriviamo, ETH è tornato sui 2.530$.
In generale, la Total Crypto Market Cap è cresciuta del 4,2% con l’ingresso di circa 108 miliardi e il recupero dei 2,7 trilioni di dollari.
Cosa potrebbe esserci alla base di questi movimenti?
Christopher Waller e i tassi di interesse
Alla fine, torniamo sempre lì: la politica monetaria, i tassi di interesse e il costo del denaro. Infatti Christopher Waller, uno dei membri principali del Board of Governors della Federal Reserve, nel pomeriggio del 3 settembre ha tenuto un discorso durante l’evento “NEXT Newsmaker Interview” organizzato da Reuters, dal titolo: “The Economic Outlook and Some Comments on My Policy Communication” – Le prospettive economiche e alcune considerazioni sulla mia comunicazione di politica monetaria. Ebbene, parlando di politica economica e monetaria, Waller ha comunicato al mondo qualche indizio sul prossimo FOMC, previsto per il 16 settembre.
Nel dettaglio, il Governatore della Fed ha affermato che potrebbe votare per un mantenimento dei tassi ai livelli attuali, anziché per un rialzo, nel caso in cui arrivassero conferme positive sull’inflazione.
Queste le sue esatte parole: “In sintesi, sebbene l’inflazione rimanga significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% del Federal Open Market Committee (il FOMC, ndr), i dati recenti suggeriscono che stiamo finalmente vedendo alcuni segnali di disinflazione. Se questa tendenza trovasse conferma nei dati in arrivo nelle prossime due settimane, sarei orientato a sostenere il mantenimento dei tassi sui federal funds al livello attuale”.
Queste parole sono molto interessanti perché compensano le dichiarazioni più restrittive (hawkish) del Presidente della banca centrale degli Stati Uniti Kevin Warsh pronunciate al Jackson Hole Economic Policy Symposium.
Cosa mostrano il FedWatch, Polymarket e Kalshi?
I principali strumenti predittivi prezzano le frasi del Governatore della Fed Christopher Waller e ribaltano la situazione.
Partiamo dal FedWatch, il più istituzionale dei tre:
- No Change (tassi invariati): 49,8% contro il 36,8% del 2 settembre
- Rialzo di 25 punti base (+0,25%): 50,2% contro il 63,2% del 2 settembre
Polymarket:
- No Change (tassi invariati): 60% contro il 40% del 2 settembre
- Rialzo di 25 punti base (+0,25%): 40% contro il 60% del 2 settembre
Kalshi:
- No Change (tassi invariati): 57% contro il 41,1% del 2 settembre
- Rialzo di 25 punti base (+0,25%): 42% contro il 58% del 2 settembre
Attenzione al CPI (Consumer Price Index) dell’11 settembre
Il prossimo 11 settembre, il BLS (Bureau of Labor Statistics) rilascerà i dati relativi al Consumer Price Index (CPI), un indicatore economico molto importante utilizzato per monitorare l’inflazione, poiché misura la variazione dei prezzi di beni e servizi di uso quotidiano negli Stati Uniti. La rilevazione di agosto ha rivelato un CPI al 3,4%, in ribasso rispetto al 3,5% di luglio e al 4,2% di giugno.
Occorre tenere a mente che in questo momento storico, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, l’inflazione è strettamente correlata al prezzo del petrolio. Ad oggi (04/09) il Brent e il WTI viaggiano, nell’ordine, sui 93$ e sui 90$ al barile, dopo aver chiuso agosto con un rialzo dell’8,55% e del 7,5%.
Pertanto, le domande da porsi sono le seguenti: il CPI di settembre confermerà il trend disinflazionistico di giugno e luglio? O le fiammate di Brent e WTI riporteranno l’inflazione vicina al 4%?
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Articolo chiuso il 04/09 alle 11:54
Fonti: Federalreserve.gov, CNBC, FedWatch, Polymarket, Kalshi

