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3 pareri sulla regolamentazione delle crypto: Cronje, Ripple, UE

EC
Elisa Campaci

5 min

Regolamentazione crypto le opinioni di Andre Cronje, Ripple, UE

A cosa servirebbe una regolamentazione crypto? I pareri di Cronje, Ripple e i progressi dell’UE

Il tema della regolamentazione delle criptovalute ciclicamente torna e la scelta si fa sempre più urgente. È stato affrontato da più esperti in occasione della Paris Blockchain Week, la fiera terminata il 14 Aprile 2022, ma anche dai parlamentari e i politici dell’Unione Europea. Anche Andre Cronje rompe il silenzio che si era auto imposto per proporre la sua visione sulla regolamentazione crypto. Vediamo questi 3 pareri! 

A cosa servirebbe una regolamentazione crypto?

La DeFi e, in generale, l’economia su blockchain è esposta ad alcuni potenziali rischi. In primis ci sono i rischi tecnici come bug, congestione dei network o attacchi informatici, poi quelli finanziari legati alla volatilità tipica delle criptovalute. Altri problemi come il riciclaggio di denaro o la tutela dei consumatori possono essere risolti tramite ”politiche di regolamentazione”. I governi e le autorità finanziarie stanno cercando soluzioni legali per eliminare il più possibile i rischi legati a questi due ultimi fattori; quando si parla di regolamentazione crypto, infatti, si fa riferimento principalmente a questi. 

Andre Cronje: la sicurezza del settore crypto dipende dalla regolamentazione

Dopo aver annunciato la sua uscita di scena dalla DeFi, il 18 Aprile 2022 Andre Cronje torna a commentare le faccende crypto con un post sul suo blog personale. Il titolo dell’articolo, “L’ascesa e la caduta del mondo crypto”, anticipa lo stile provocatorio dell’intero commento. Cronje sostiene che il mondo crypto stia ripetendo gli errori tipici della creazione di qualsiasi politica monetaria. Nello specifico, Cronje crede che i sostenitori e gli sviluppatori delle criptovalute vivano del motto “io posso fare qualsiasi cosa meglio” e che questo porti a un eccessivo ego, una sete di arricchimento e avidità. Il “padrino” della DeFi in poche parole chiede regole per contrastare questi “tempi cattivi” per le crypto, con l’obiettivo finale di costruire un’economia su blockchain che non si basi sull’avidità ma sulla fiducia nelle potenzialità e nella sicurezza della DeFi. Cronje descrive questa regolamentazione come “meccanismo per proteggere gli investitori”, nella sua visione è l’unico modo per aumentare l’adozione e la sicurezza. 

Al questo post la community crypto ha reagito in maniera forte, accusando Cronje di non saper distinguere tra i progetti che credono nella DeFi e onorano i suoi valori e chi vede nella finanza decentralizzata solo un nuovo modo per “fare soldi”. L’invettiva di Cronje ribadisce un punto da cui la community crypto ha sempre cercato di tenere le distanze, ovvero la mentalità del “ricchi subito”. L’avidità di cui parla Cronje non è un rischio intrinseco allo spirito della DeFi ma piuttosto alla natura umana. Vedendo l’esempio di investitori istituzionali o personalità di spicco che cercano nel settore crypto strade veloci per arricchirsi, è naturale mettere in discussione gli ideali della finanza decentralizzata. Nonostante questo, il mondo crypto continua a dare prova della sua vocazione. 

Costruire crypto regolamentate

Il giorno dopo, il 19 Aprile, Andre Cronje ha pubblicato un altro articolo sul tema. Nel post ribadisce la sua posizione e spiega il suo modo di intendere la regolamentazione delle criptovalute, sottolineando una differenza tra “crypto regulation e regulated crypto”. Una vera e propria regolamentazione delle criptovalute è impossibile, dal momento che le blockchain sono decentralizzate, non possono essere rivendicate da nessun dominio geopolitico. Tuttavia le criptovalute regolamentate sono fattibili: “una società che emette e gestisce una criptovaluta potrebbe richiedere le licenze necessarie (se esistessero) nel loro territorio. Un exchange che opera in una giurisdizione, potrebbe richiedere una licenza operativa (se esistesse). Un paese che desidera regolare le interazioni crypto può lanciare la propria Blockchain nazionale”.

In poche parole Cronje chiede che lo sviluppo e il mercato delle criptovalute soddisfino certi requisiti uguali per tutti per abbattere i rischi, il riciclaggio e per costruire servizi come blockchain di stato. 

Il CEO di Ripple: rispettare standard per trasmettere sicurezza

Di regolamentazione crypto si è parlato anche alla Paris Blockchain Week. Nel cuore dell’Europa il futuro (anche legale) del settore è stato sotto i riflettori. Durante alcune interviste il CEO di COTI, una piattaforma per pagamenti e stablecoin, ha dichiarato che l’intervento normativo è necessario, ma che i regolatori, soprattutto quelli statunitensi, non possono utilizzare gli stessi criteri che hanno sempre utilizzato finora per le banche commerciali. 

L’idea di Brad Garlinghouse, CEO di Ripple, è sulla stessa linea: rispettare degli standard regolativi in modo da trasmettere sicurezza agli investitori istituzionali e ai consumatori: “gli Stati Uniti sono rimasti indietro in termini di offerta di chiarezza normativa, io consiglio alle persone di non fondare il loro business negli Stati Uniti. La causa della SEC contro Ripple non è importante solo per noi ma per l’intera comunità crypto, poiché se Ripple non riesce a dimostrare che XRP non è sicuro, la SEC perseguirà centinaia di altri token.” Garlinghouse fa riferimento alla causa avanzata dalla Securities and Exchange Commission per la presunta vendita illegale di XRP, la criptovaluta di Ripple. Alla luce di questa esperienza, Garlinghouse auspica una collaborazione tra istituzioni e progetti crypto.

L’Unione Europea e le leggi sulle criptovalute 

Il Parlamento Europeo comincia ad occuparsi in modo continuativo della regolamentazione crypto, ne è prova il testo normativo “Regulation on Cryptoasset Markets” (MiCA) presentato al Parlamento nel Novembre 2021 e potenzialmente attivo entro la fine del 2022. Dopo il voto che non ha bandito il Proof-of-Work, i parlamentari si sono trovati a discutere sulle misure di sicurezza per le verifiche di identità per gli exchange e il tracciamento delle transazioni. L’Unione Europea vuole rendere il settore sicuro per i consumatori, ma azioni che non tengono conto delle dinamiche specifiche del mondo crypto potrebbero minacciarne la mission. Infatti l’approccio dell’Unione Europea non è stato studiato per concepire e regolamentare un servizio decentralizzato. Il regolamento a cui sta lavorando l’UE vuole identificare un fornitore responsabile delle operazioni per ogni servizio, tuttavia nel settore crypto questo non è sempre possibile. Le leggi verrebbero applicate solo a exchange centralizzati, lasciando scoperta una grande fetta del settore. La sfida per l’Unione Europea è pensare a un sistema legale che tenga conto della natura decentralizzata dei sistemi basati su blockchain, in questo modo che anche i DEX o le dapp potrebbero rispettare eventuali regolamentazioni.

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